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7° piano Galleria del Corso 4, Milano


Chi non ha voglia di leggere, può cliccare qui e la storia glie la racconto io

Da alcuni anni il mio studio al settimo piano di Galleria del Corso 4, a Milano, era frequentato oltre che da artisti e autori già affermati come Tony Renis, Memo Remigi, Walter Malgoni, Eros Sciorilli, Tony De Vita, Fred Bongusto, Ornella Vanoni… da parecchi giovani come Tullio De Piscopo, Danilo Vaona, Cristiano Malgioglio, Anselmo Genovese, Dori Ghezzi, Fiorella Mannoja, Maximilian, Roberto De Simone… e molti, molti ma davvero molti altri giovani… più… un “vecchietto”: Virginio Capitini, in arte VIRCA. Virca era un “vecchietto” per modo di dire perché era arzillo e simpatico come un ragazzino (e non credo neppure che avesse molti anni più di me). Era di Vigevano, provincia di Milano: lo stesso paese del grande Vito Pallavicini (autore delle parole di centinaia di canzoni di strepitoso successo come “Azzurro” o “Le mille bolle blu”). Lo stesso paese del bravissimo musicista Pino Massara (autore di decine di grandi successi come “Grazie, prego, scusi” o “Ghiaccio bollente” o “I sing ammore”). Lo stesso paese del Direttore d’Orchestra Danilo Vaona che ha condiviso i trionfi spagnoli di Raffaella Carrà (fino a stabilirsi a Madrid)… Be’… Virca è stato un po’ meno fortunato ma nei ritagli di tempo che il suo lavoro di rappresentante di commercio gli permetteva, si sfogava con la poesia… e ogni “spesso” ne sfornava qualcuna… e me la portava… col sogno di affidarla a qualche bravo musicista e quindi a qualche bravo cantante! Io ho accettato alcuni suoi testi per cantanti prodotti da me e – anche se glie li correggevo – spesso gli lasciavo la paternità totale quando in fondo, i miei erano semplici ritocchi professionali; così come mi è sembrato giusto invece considerarlo co-autore, quando un mio testo nasceva da un suo spunto magari un po’ sconclusionato ma senza il quale quel testo non sarebbe mai nato. Virca ha avuto la soddisfazione di alcune splendide interpretazioni di Ofelia (nome d’arte di Annamaria Bianchi, artista insuperabile di cui ho scritto qualcosa in un “post” che mi piacerebbe che leggeste nel blog di Christian Calabrese che si firma Verdier). Penso però che la soddisfazione psicologicamente più importante gli sia venuta dalla magistrale interpretazione da parte di Mina, di “Vorrei averti nonostante tutto”. Virca mi aveva portato l’idea di una moglie che – dal letto, nella notte – sentiva il marito rientrare e immaginava che lui fosse rimasto fuori fino a quell’ora, non per lavoro ma per incontrarsi con un’altra donna. Avrebbe voluto accoglierlo con una scenata, invece finiva col rimanere sveglia nel letto ad aspettarlo, cercando di indovinare i movimenti di lui. prima che si infilasse silenzioso dalla sua parte. L’argomento mi colpì moltissimo perché – a parte il tradimento coniugale che da parte mia non c’era – in qualche modo mi riguardava. Stavo attraversando un periodo molto difficile economicamente: avevo “regalato” il mio 50% della piccola azienda di confezioni che possedevo, alla sorella del mio socio per potermi dedicare alla DiscoTEC, società editorial-discografica che avevo aperto con l’amico Flavio Carraresi. Ebbene, prima di un anno dopo l’apertura, ero stato costretto a chiudere anche questa nuova società, per interrompere il flusso di debiti che si stava accumulando sulle mie spalle a causa di un contratto mal fatto con l’importantissima casa dicografica che avrebbe dovuto proteggerci e aiutarci a volare. Mi ero convinto che con quel tipo di contratto sbagliato non saremmo mai riusciti a sfondare e contrariamente all’opinione del socio Flavio che voleva andare avanti nonostante tutto, ero io che avevo voluto chiudere quindi ero io che dovevo pagare i debiti della società che crescevano ogni giorno; e così tutto quello che guadagnavo mi serviva in parte per campare (con moglie e due figli) e in massima parte per sdebitarmi e poter tenere la fronte alta, visto che il credito era stato fatto a me e non alla nostra s.r.l. Perciò, coi creditori… fronte alta … ma in casa mi sentivo un verme, come uno che avesse sbagliato tutto nella vita; dentro di me pensavo che anche se qualche canzone l’avevo indovinata… quando si era trattato di fare una cosa seria, come “costruire” un’eredità da lasciare ai figli al di là dei diritti d’autore, avevo fatto cilecca. Ripensandoci adesso – a distanza di quasi quarantanni – mi assolvo: d’accordo, non ero capace di fare affari. E allora? Che cosa c’è di male? Adesso la penso così ma allora mi vergognavo e restavo a lavorare fin tardi la notte, un po’ per cercare di portare a casa più soldi e un po’ per avere la scusa, quando tornavo a casa, di infilarmi in silenzio nel letto per dormire… in pratica, per nascondermi. E quindi, lo spunto di Virca mi aveva catturato. Ma non potevo dedicare una canzone seria ad un “fallito” commerciale e così ho lasciato nella mente della protagonista l’idea del tradimento amoroso. Mi sembrava più comprensibile e non molto lontano dalla realtà di alcune situazioni:

LA CHIAVE GIRA NELLA SERRATURA

POI C'E' LO SCATTO DELL'INTERRUTTORE

DAL LETTO IO TI SEGUO COL PENSIERO

E SO GIA' TUTTO QUEL CHE STAI PER FARE...

TU BUTTERAI LA GIACCA SU UNA SEDIA

TI SDRAIERAI VESTITO SUL DIVANO

ACCENDERAI LA RADIO E PIANO PIANO

RIEMPIRAI LA CASA COL TUO FUMO...

MA IO NON LO SO CHE UOMO SEI

E NON CAPISCO COME FAI

A RITORNAR DA ME

SE NON MI VUOI

PERCHE' INTANTO CHE CI SEI NON STAI CON LEI

SI PRENDA PURE ANCHE I DIFETTI TUOI

E' TROPPO COMODO FARE COSI'...

TRA POCO SPEGNI TUTTO E VIENI A LETTO

NON GUARDI SE CI SONO E TI ADDORMENTI

LA FACCIA AFFONDATA NEL CUSCINO

E CON UN BRACCIO SFIORI IL COMODINO...

TI PASSO LE MIE DITA FRA I CAPELLI

POI SCENDO PIANO FINO ALLE TUE SPALLE

IO SONO PAZZA CHE STO QUI A SOFFRIRE

E TU RIENTRI SOLO PER DORMIRE...


……………………………………………..

MA LA SPERANZA E' L'ULTIMA A MORIRE

PER QUESTO OGNI NOTTE IO TI ASPETTO

SCOMPAIONO LE OMBRE SUL SOFFITTO

VORREI AVERTI NONOSTANTE TUTTO...

Danilo Vaona fece un provino e io mi assunsi il compito di farlo sentire a Mina. Durante uno dei miei viaggi a Roma, in caccia di lavori velocemente remunerativi, come – per esempio – la televisione, riuscii a incontrare Mina. In quei giorni, se non mi sbaglio, Mina viveva nell’appartamento dell’amico Don Lurio che in quel periodo non era in Italia. Il pezzo le piacque molto perché le sono sempre interessate le “storie” credibili e mi disse che – comunque – all’autore del testo di “Grande grande grande” bisognava dir di si perché quella canzone le aveva un po’ trasformato la vita. Mi disse che in quel periodo le era capitato addirittura che delle mamme le dessero i loro bimbi da baciare… roba che normalmente succede solo al Papa…

Forse lei ha esagerato un po’…forse sono io che ho esagerato un po’… ma in effetti certe cose succedono solo a Mina e al Papa…