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Dopo Sanremo 2008


Chi non ha voglia di leggere, può cliccare qui e la storia glie la racconto io

Ho vissuto un’esperienza tripla davanti al teleschermo: quella del telespettatore, quella dell’autore di canzoni e quella dell’autore televisivo.

Cominciamo dal fondo: come autore televisivo debbo dire che ho apprezzato la forza con la quale gli autori, i conduttori e tutti quelli che hanno collaborato alla realizzazione dello spettacolo, hanno sopportato l’immane fatica di tenere in piedi un apparato che pareva impossibile portare avanti fino alla fine. Infatti, più che guidato è stato trascinato – nonostante i troppi commenti negativi che ho ascoltato da più parti – con grande perizia e abnegazione fino all’ultima banchina del porto. E lì è stata scaricata tutta la merce che conteneva: canzoni non in concorso (famose o in promozione) di ospiti di alto livello (compreso qualche straniero), balletti, scenette più o meno comiche legate a promozioni cinematografiche, interventi non sconvolgenti dei giurati, tonnellate di pubblicità televisiva consueta, tonnellate di telepromozioni, calibrate presentazioni del conduttore principale, scoppiettanti interventi del co-conduttore (con la pecca di qualche battuta non proprio necessaria) e buone esibizioni delle due brave e belle aiutanti.

Logicamente, trattandosi del Festival della Canzone Italiana, c’erano anche le canzoni in gara:

20 canzoni senza eliminazioni. per 3 esecuzioni + brevi riassunti + ripetizione vincitrice = 200 minuti circa. Poi 14 canzoni con eliminazioni: di queste, 8 per 2 esecuzioni = 50’...e 6 per una esecuzione = 20’ + riesecuzione della vincitrice = 75 minuti che – con l’aggiunta di circa 75 minuti di presentazioni delle canzoni in gara - porta al totale di circa 350 minuti. Quindi, riassumendo: al concorso delle canzoni in gara, presentate da 34 artisti conosciuti e sconosciuti, sono stati dedicati 350 minuti dei 2.200 minuti circa, di trasmissione.

Il tempo dedicato alle canzoni in gara è stato quindi del 16% (sedici%) circa del tempo totale. Di conseguenza il tempo dedicato al materiale non pertinente è stato – compresa la pubblicità - l’ 84% (ottantaquattro%) del totale.

E’ stata una tale menata dedicarmi a questi penosi calcoli, che – sull’argomento – mi permetto di non fare commenti.

Ora faccio parlare l’autore di canzoni. Per quel che può valere il mio giudizio, mi sembra che il livello delle canzoni scelte sia da considerarsi piuttosto buono, anche tenendo conto che è assolutamente da escludersi che si possano reperire decine di capolavori musicali e poetici, nello stesso momento e per lo stesso concorso. Infatti, non diciamoci bugìe: anche nei momenti migliori, ai cosiddetti “bei tempi”, non è mai stato possibile. Per la maggior parte, anzi – come speravo e dicevo nel mio Sintagma intitolato “S. Sanremo” – le canzoni che sono state scelte sono molto più canzoni che dischi, a partire dalle prime classificate. Se ora le vendite non sono come sarebbe giusto sperare, la causa non è da attribuirsi ad altro che al nuovo modo di consumare musica da parte del pubblico. Il nuovo modo comprende sempre meno l’acquisto del CD. Le radio più importanti già da tempo pretendono di essere anche editori dei brani che trasmettono (ad esclusione di quelli che in qualche modo riescono a fare ugualmente successo). A questo punto, le case discografiche più importanti – oltre a imporre la proprietà editoriale - cominciano a volere anche un interesse sul marketing e sul management dei propri artisti.

Inoltre credo che le canzoni si cantino meno e si comprino meno perché bisogna pensare che i testi attuali sono più ricercati, più complicati o – diciamo anche – meno popolari; è più difficile riconoscere se stessi e le proprie situazioni nei personaggi e nelle situazioni delle canzoni attuali. Evidentemente stiamo vivendo tempi più “attorcigliati” e dedicare o dedicarsi una canzone non è facile.

Oddìo, anche 30-40 anni fa c’erano delle problematiche complicate che si riferivano più alla società che a sé stessi. Tant’è vero che mi ricordo un paio di canzoni mie di allora che trattavano argomenti ascoltati in questo Festival. La prima era del ’64, Domani mi ribello e trattava di rivoluzione; naturalmente, essendo altri tempi, la mia rivoluzione era diversa da quella di Frankie Hi-nrg MC. La musica è di Pier Chini, un bel cantautore preparato culturalmente e fisicamente; Pier, oltre ad esibirsi in tutti i Cabaret dell’epoca, era un buon Karateka ed ha scritto anche l’interessante libro ”I grandi della musica pop”.

L’altra mia vecchia canzone che questo Festival mi ha ricordato è Non c’è lavoro del ’71, in cui la prospettiva dei “senza lavoro” era vista dalla parte del lavoratore invece che dalla parte del dirigente Zampaglione.

Leggendo le ultime righe che ho scritto, appare evidente che ogni tanto negli autori affiora un po’ di vanità ma – vanità a parte - ripeto: sotto il profilo delle canzoni e degli artisti, debbo dire che la scelta mi è sembrata buona. Se io giudico una scelta, devo pensare a come sarebbe una cosa se la scelta fosse stata fatta da me; confesso che qualche cosa sarebbe stata diversa ma non credo che avrei potuto far di meglio.

Una cosa però mi ha davvero scandalizzato: per l’Organizzazione del Festival gli autori non esistono! Capisco che il pubblico veda l’interprete: è lì...che canta...che dà o non dà un’emozione...e il pubblico, lo applaude o lo fischia! Ma l’Organizzazione lo sa, che senza l’autore il Festival non si fa? E che l’autore viene addirittura per primo? Anche se è un cantautore: infatti qualunque cantautore, prima se la scrive, poi se la canta!

Se il Notaio dice: “Terzo...secondo...primo artista classificato...” è perché così gli è stato chiesto di dire e quindi non posso dar la colpa al Notaio. Me la prendo invece con l’Organizzazione e mi rifiuto di pensare che il pubblico non avrebbe gradito sentir dire “Canzone prima classificata: Colpo di fulmine!”. Poi, sul palco, premio a Gianna Nannini, premio ai cantanti e tanti complimenti e feste a tutti, compresi i ringraziamenti della Nannini agli interpreti da lei stessa scelti...

Questa situazione l’ho anche discussa in diretta durante il Festival del 2003, con Pippo Baudo mentre ero in Giuria e nel relativo Dopofestival. L’associazione “Amici di Luciano Beretta” nella persona di Elide Suligoj si batte da anni per ottenere la visibilità degli Autori ma con la scusa che il pubblico vede e riconosce le facce degli interpreti non quelle degli autori, si continua a dire “Vince il cantante Tale...”. Sono d’accordo, non tocca al pubblico chiederlo; è chi fa cultura che lo deve fare: l’Organizzazione e la stampa! Proviamo a dire che un articolo è del Corriere della Sera...invece che di Luzzato Fegiz o Aldo Grasso o Francesco Alberoni! Proviamo a dire che lo spettacolo Festival di Sanremo è della Televisione... invece che della RAI! Proviamo a dire che i fiori (che questanno non c’erano quasi) sono della Riviera Ligure...invece che di Sanremo!

Mi resta il terzo punto di vista, quello del telespettatore.

Come tale dico la mia opinione al Comune di Sanremo: non è producente esporsi in video per un numero di ore esagerato ogni giorno (tenendo conto di tutte le altre trasmissioni da Sanremo e su Sanremo) per troppi giorni consecutivi. La sovraesposizione è sempre dannosa. Io sono stato a vedere tutto perché si tratta del mio mondo ma un paio di volte mi sono addormentato prima della fine (onestamente, forse anche a causa dell’età); e so di troppe persone che hanno spento televisore e radio, prima di mezzanotte.

In totale: temo che sia stata persa un’altra occasione per dare una mano alla asfittica canzone italiana che già ha troppo poche idee e troppo poca personalità.

Peccato!