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S. Sanremo


Chi non ha voglia di leggere, può cliccare qui e la storia glie la racconto io

Auguri di Alberto Testa

Speriamo che il nostro caro Santo Sanremo, ritorni dopo tanto tempo a compiere ancora il miracolo di sciogliere il proprio sangue, rosso di melodia e profumato di poesia.

Per vedere questo atteso miracolo, teniamo gli occhi puntati sul palco del Teatro Ariston, durante il Festival della Canzone Italiana, dove da molti anni usano avvicendarsi grandi orchestre, eccezionali artisti, ottimi interpreti di musiche talvolta buone e interessanti nonché interpreti di testi talvolta belli e poetici.

Essendo però il Festival un “evento” di grande importanza, anche quest’anno dovrà chiaramente subire un assalto mediatico che lo costringerà ad essere anche quel che non dovrebbe essere. Per esempio, per contratto, da parecchi anni il Festival DEVE durare cinque sere, e non può più contenere solo un Concorso di canzoni italiane ma DEVE diventare uno spettacolo che DEVE riempire più di venti-venticinque ore di programmazione, avendo a disposizione per il Concorso una trentina di canzoni che al massimo - comprendendo presentazioni, applausi, esecuzioni triple e imprevisti - possono occupare non più di sei-sette ore.

Per lo “spettacolo” avanza, quindi, un numero di ore approssimativamente doppio rispetto al Concorso.

Ed è uno spazio da riempire con bocconcini di pubblicità sparpagliati qua e là, con presentazioni di iniziative benefiche e con materiale di alto livello: scene comiche, balletti, cantanti internazionali e divi italiani non in Concorso.

Naturalmente tutto ciò distrae un po’ l’interesse per le canzoni in concorso, sconosciute canzoni presentate per la prima volta al pubblico da artisti non tutti famosi (a parte il fatto che verso le ventitre e trenta, si comincia a crollare dal sonno).

E così succede che appena si spengono le luci del Festival, tutto si spegne e il pubblico va a dormire. E quando si sveglia, la mattina dopo, la gente non canta.

Io penso che la cosa non dipenda solo dalla montagna di “spettacolo” accatastata sulle canzoni in gara ma anche dal fatto che la gente quando canta, canta canzoni, non dischi. E i prodotti che in tutti questi ultimi anni si ascoltano – non solo a Sanremo - sono quasi tutti dischi e non canzoni.

E allora? Allora speriamo che Pippo Baudo abbia davvero saputo resistere – come effettivamente sembra – a tutte le pressioni dei discografici (per i quali Pippo è stato praticamente irraggiungibile per mesi) e abbia davvero scelto – come aveva promesso – il meglio del meglio del meglio delle CANZONI disponibili, NON dei dischi.

Il tutto, sia pure con le dovute concessioni alla varietà dei generi e alla presenza del “sociale” e dell’attualità.

Io mi auguro che la scelta sia stata tanto giusta da riflettersi in un successo clamoroso di molti dei brani del Festival. Naturalmente il mio è un augurio interessato perché facendo parte di un Sindacato che rappresenta gli Autori desidero fortissimamente che nuovi grandi exploit diano la carica a tutti, risvegliando la voglia di creare.

Abbiamo letto nel Regolamento del 58° Festival che verranno premiati – oltre gli interpreti – anche gli autori della musica e del testo delle canzoni vincitrici. Un riconoscimento dovuto ma per il quale – se veramente avverrà - sarò personalmente grato a tutta l’organizzazione.

Concludo spiegando PERCHE’ spero che il nostro caro Santo Sanremo, ritorni dopo tanto tempo a compiere ancora il miracolo di sciogliere il proprio sangue, rosso di melodia e profumato di poesia: PERCHÉ CI FACCIA ANCORA CANTARE.


Ah! Cosa? Dici che è uguale all’augurio che ho fatto l’anno scorso? Strano! Mi sembrava di essere stato così originale!